Mihai Eminescu (1850-1889)

Espero

versione italiana di Geo Vasile

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C'era una volta come mai,
    Cosi narran le fiabe,
Una fanciulla senza pari,
    Di gran ceppo regale.
Ed era unica ai parenti,
   Stupenda fra le belle,
Com'e la Vergine fra i santi,
   La luna fra le stelle.
Dall'ombra delle volte altere
   Lei suo passo volge
Alla finestra, appartata,
   Sta Espero aspettando.
Guardava all'orizzonte come
   Sui mari sorge e splende,
Sui sentieri ondeggianti
   Lui guida nere navi.
Lo vede oggi, lo rivede,
   Cosi il desio spunta;
Pur lui, mirandola da tanto,
   Di lei si innamora.
Quando lei poggia sulle braccia,
   Sognando, le sue tempie,
D'amor struggente si riempie
   Il cuore nonche l'alma.
E quanto vivido s'accende
   Suo raggio ogni sera,
Sull'ombra cupa del palagio:
   Che lei si mostrera.
E a passo a passo dietro lei
   Lui filtra nella stanza,
Tessendo un laccio di bagliore
   Dai suoi freddi raggi.
Pur quando si adagia al letto
   La figlia per dormire,
Le sfiora il petto e le mani,
   Le chiude il dolce ciglio.
E dallo specchio irraggiando
   Innonda il suo corpo,
Gli occhi chiusi che palpitan,
   Il suo viso assorto.
Lei lo guardava sorridente,
   Lui nello specchio avvampa,
Giacche nel sogno l'inseguiva
   Per irretirvi l'alma.
E lei nel sonno sospirando,
   Gli parla con gran pena:
-"Oh, tu signor delle mie notti,
   Perche non vieni? Vieni!
Scendi da me, Espero, blando
   Fluendo su un raggio,
Pervadi casa e pensiero,
   Rischiara la mia vita!"
Lui ascoltava abbrividendo,
   Piu vivo s'asccendea
E come folgore piombava,
   Nel mare affondando;
E l'acqua ove e caduto,
   In cerchie s'arruota
E dal profondo piu occulto
   Un fiero giovin sorge.
Al par di soglia varca lui
   Il davanzale, lieve,
E tiene in mano un bordone
   Di canne coronato.
Parea un giovin voivoda
   Con chiome d'oro molle,
Un velo livido s'annoda
   Alle ignude spalle.
E l"ombra del diafan volto
   E'cereo candore -
Un morto bello, dagli occhi
   Viventi di bagliore.
-"Dalla mia sfera venni appena,
   Risponderti al richiamo,
Il cielo ho per mio padre,
   Per madre, ho il mare.
Che nella tua stanza venga,
   Guardarti da vicino,
Col mio azzurro sono sceso
   E nacqui dalle acque.
Oh, vien! tesoro senza pari,
   Il mondo abbandona;
Io sono Espero il superno
   E tu mi sarai sposa.
La nei palagi di corallo,
   Per secoli di fila
Il mondo dell'oceano, intero,
   Sara per ubbidirti."
-"Sei bello come solo in sogno
   Un angelo s'affacci,
Ma io mai camminero
   La via che mostrasti;
Stranieri il motto, il cospetto,
   Tu brilli senza fiato,
Che io son viva, tu sei morto,
   Il tuo occhio, ghiaccio."
Passo un giorno, pure tre
   Ed Espero di notte,
Sta risorgendo su di lei,
   Nei suoi raggi, vero.
Onde di lui, nel suo sonno,
   Dovette ricordare;
L'anelito le morde il cuor
   Per il signor dell'onde:
-"Scendi da me,Espero, blando
   Fluendo su un raggio,
Pervadi casa e pensiero,
   Rischiara la mia vita!"
Quando dal cielo la udi,
   Si spense di dolore,
Il ciel si mise a rotear
   Dov'egli si disperde;
Purpuree nell'aria fiammante
   Pervadon tutto il mondo,
E dalle faglie del caos
   Si plasma un fiero volto;
Sopra le sue nere chiome
   Il serto par che bruci,
Giungea a volo in verita
   Flutto d'ardor solare.
Dal nero velo si dispiegan
   Marmoree le braccia,
Avanza assorto, triste, lui,
   E pallido in faccia,
Sol gli occhi grandi e profondi
   Chimerici risplendon,
Due aneliti mai sazi
   Di tenebra ricolmi.
-"Dalla mia sfera venni appena
   Per ubbidirti ancora,
Il sole ho per mio padre,
   Per madre ho la notte;
Oh, vien tesoro senza pari,
   E abbandona il mondo;
Io sono Espero il superno
   E tu mi sarai sposa.
Oh, alle tue bionde chiome
   Io appenda serti astrali,
Perche nei miei cieli spunti
   Piu fiera delle stelle."
-"Sei bello come solo in sogno
   Un demone s'affacci,
Ma io mai camminero
   La via che mostrasti!
Dal tuo crudo amor mi dolgon
   Del petto i precordi,
I grandi occhi grevi angoscian,
   Il tuo sguardo arde."
-"Come vorresti ch'io scenda?
   Tu non hai mai compreso
Che io sono fuori morte
   Mentre tu sei mortale?"
-Non cerco apposite parole,
   Ne so come spiergarmi -
Benche tu parli chiaramente,
   Non posso indovinarti;
Ma se tu vuoi che in buona fede
   Io t'abbia sempre caro,
In terra scendi a trovarmi,
   Sii come me, mortale."
-"Mi chiedi l'immmortalita
   In cambio di un bacio.
Eppure voglio che tu sappia
   Quanto io possa amarti;
Si, nascero con il peccato,
   Subendo un'altra legge;
Sono legato all'eterno,
   Slegato voglio esser."
E se ne va...Se ando,
   L'amor per fanciulla,
Dall'orbita del ciel lo sradico,
   Parecchio tempo spento.
In questo mentre, Catalin,
   Infante assai furbo,
Che empie i calici di vino
   Degli ospiti al convivio,
Paggio che porta a passo passo
  Lo strascico regale
Abbandonato trovatello,
   Ma dallo sguardo audace,
Con due gote, l'imbroglione,
   Peonie vermiglie,
Lui si insinua furtivo
   Guardando Catalina.
Oh, come bella mi sboccio!
   E altera! Da nel cuore;
Su Catalin, tocca a te
   Metterti all ventura.
E dolcemente di passaggio
   La prese in un  angol;
-"Che vuoi, sta' buono, Catalin,
   Mah, bada ai fatti tuoi!"
-"Che voglio? Tu non stia piu
   Soprappensiero sempre,
E rida invece e mi dia
   Un bacio, solo uno."
-"Non so neppur che mi domandi,
   Lasciami star, va' via -
Per espero del cielo, ahi,
   Mi colse un duol di morte."
-"Se non lo sai, t'insegnerei
   L'amore a poco a poco,
Ma non sdegnarti, ci vorrebbe
   Del bello e del buono.
Qual cacciator che mette al folto
   Il laccio all'uccello,
Allorche un braccio porgero,
   Tu cingimi col braccio;
E i tuoi occhi si trattengan
   Nei miei occhi, intenti....
Se per la vita t'alzero,
   Sollevati sui piedi;
Quando ripiego il mio volto,
   In alto ferma il tuo,
Ci guarderemo dolcemente
   Per sempre vagheggianti;
E che l'amore pienamente
   Ti sia rivelato,
Quando baciandoti m'inclino,
   Rispondimi con baci."
Lei dava ascolto al garzone,
   Stupita e distratta;
E vereconda e carina,
   Non vuole eppur si lascia.
Poi sottovoce: "Ti sapevo
   Cosi sin da bambino:
Pettegolo e perdigiorno,
   Saresti un par mio...
Ma un Espero, emerso da
   La quiete dell'obblio,
Da orizzonte infinito
   All'eremo del mare.
E di nascosta abbasso gli occhi,
   Che il pianto me il affoga
Quando le onde lo inseguon
   Verso di lui scorrendo;
Con senza pari amore splende,
   Per spegnere li mio duolo,
Solo che sempre piu s'innalza.
   Che giungerlo non possa.
Pervadon tristi i freddi raggi
   Dal mondo oltreumano,
Per sempre l'amero ma sempre
   Se ne terra lontano...
Sicche i miei giorni sono
   Deserti come steppe,
Le notti invece - fascino divino -
   Che non possa intender."
-"Tu sei ingenua e come...
   Su, scappiam pel mondo!
Di noi le trace andranno perse
   E ci oblieranno.
Saremo tutt'e due saggi
   Saremo lieti e salvi;
Non piu rimpiangerai parenti
   Ne esperi vorrai."
Si mosse Espero. Ai cieli
   Sue ali aggrandivan,
Correvan vie di milenni
   In altrettanti istanti.
Un ciel di stelle al di sotto,
   Di sopra un ciel di stelle -
Sembrava fulmine incessante
   Fra d'esse tumultuando.
Dal cupo caos dei burroni
   A se intorno in giro
Vedea, come al primo giorno,
   Le luci scaturire;
E scaturendo lo avvolgon
   Come dei mari, a nuoto -
Lui vola - spirito che anela,
   Finche scompare tutto;
Che dove giunge non c'e fine,
   Ne occhio che conosca,
Invano il tempo si ingegna
   Di nascere dal vuoto.
Non vi e nulla, pure c'e
   La sete che l'assorbe,
Profondo cupo che pareggia
   Il piu cieco obblio.
-"Da peso del brumoso eterno,
   Scioglimi sacro Padre,
Ti sia il nome lode eterna
   Sull'universa scala;
Chiedimi, Padre, ogni prezzo,
   Ma dammi un altra sorte,
Giacche tu sei fonte di vita,
   Dispensator di morte;
Toglimi il nimbo immortale
   E il fuocco degli sguardi,
E dammi in cambio di tutto
   Un attimo d'amore...
Dal caos sono nato, Padre,
   Ritornerei nel caos...
Sono il figlio della quiete,
   Anelo per la quiete..."
-"Iperion che dai burroni
   Spunti coll'universo,
Non chieder segni e prodigi
   Che non han nome e volto;
Tu vuoi valere quant'un uomo,
   Rassomigliarti a loro?
Periscan gli umani tutti,
   Ne nasceranno ancora.
Solo nel vento essi plasman
   Deserti ideali -
Quand'onde trovan una tomba,
   Addietro sorgon onde;
Essi han solo le lor stelle;
   Di buona e mala sorte,
Noi oltre tempo, oltre spazio
   Siamo oltre morte.
Del grembo dell'eterno ieri
   Vive l'oggi che muore,
Un sole se si spegne in ciel,
   Ancor s'accende sole.
Di sorgere per sempre illuso,
   Morte l'incalza e pasce,
Che tutti nascon per morire
   E muoion per rinascer.
Ma tu, Iperion, perduri
   Dovunque tramonti...
Chiedimi il detto primordiale -
   Offrirti la saggezza?
Vuoi ch'io dia a quella bocca,
   Tal voce che il canto
Rimuova i monti e le selve
   E l'isole del mare?
Vuoi forse compiere coi fatti
   Giustizia e valore?
Il mondo a pezzi ti darei
   A farne il tuo regno.
Ti do velieri e velieri,
   Eserciti a percorrer
In lungo e in largo l'orbe,
   La morte non consento...
Per chi vuoi tu morire, sai ?
   Rivolgiti e torna
A quella terra errabonda:
   Vedrai cio che t'attende."
Al suo posto destinato
   Risale Iperione
E come tutti i giorni d'ieri,
   Riversa la sua luce.
Giacche la sera e al tramonto,
   La notte sta calando;
La luna sorge piano piano
   Tremante, dalle onde
E inargenta di faville
   I sentier dei folti
Sotto il filar di alti tigli
   Due giovani sedean.
-"Accogli la mia fronte al seno,
   Amore, a riposare
Ai raggi del sereno occhio
   Inenarrabil dolce;
Col fascino del frddo lume
   Pervadi i miei pensieri,
Eterna quiete spandi su
   La notte di tormenti.
Del tuo raggio vegliami
   A spegnere il mio duolo,
Che il mio primo amore sei
   E l'ultimo mio sogno."
Dall'alto Iperion guardava
    Quant'eran trasognati;
Appena lui le cinse il collo
   Che lei lo abbracciava...
Odoran fiori argentini
   E cadon, dolce pioggia,
Sui capi di quei pargoli
   Con bionde lunghe chiome.
Ebbra d'amore, lei innalza
   I suoi occhi. Vede
Il suo Espero. Gentile
   Gli affida i desii;
-"Scendi da me, Espero, blando
   Fluendo su un raggio,
Pervadi il bosco, il pensiero
   Rischiara la mia sorte!"
Lui tremola com'altre volte
   Sui boschi e sui colli,
Guidando solitudini
   Di tumultuose onde;
Ma piu non piomba come allora
   Mei mari dagli alti:
-"Che importa te, volto di polve,
   Se fossi io od altri?
Vivendo nell'angusto cerchio
   Vi fa scorta il fato,
Mentre nel mio mondo sono
   Eterno fredo alto."